Secondo i dati Acea, l’associazione dei 17 più importanti costruttori europei di automobili, camion, furgoni e autobus, nel 2025 in Europa sono state immatricolate più di 13 milioni e 271 mila vetture, con un incremento di due punti e quattro rispetto al 2024. In teoria tutto bene per i costruttori europei quindi, ma in realtà non è proprio così

La crescita del mercato è infatti inferiore alle aspettative – basti pensare che nel 2019, prima della pandemia, si immatricolarono quasi 16 milioni di vetture – non è omogenea in tutti i Paesi e in parte è legata a una sempre più massiccia presenza dei marchi cinesi (come ad esempio Byd ) che offrono vetture più che decorose per prestazioni e finiture a prezzi che i costruttori europei non possono avvicinare. Listini favoriti da costi di mano d’opera inferiori, minori costi dell’energia, importanti sussidi statali e dalla possibilità di costruire senza doversi preoccupare più di tanto della tutela ambientale.
E’ ai costruttori cinesi che si deve in particolare la crescita delle vendite delle vetture elettriche. Hanno guadagnato una quota di mercato di 17 punti e quattro, quindi un’auto nuova su cinque è a batteria, ma anche in questo caso con una certa delusione da parte di chi aveva scommesso su tale segmento e quindi si aspettava volumi superiori. Anche alla luce dei forti incentivi all’acquisto messi in campo dai vari Governi.
Non a caso il gruppo Stellantis ha recentemente rivisto i propri futuri piani produttivi tornando a puntare sull’endotermico benzina, diesel e ibrido al fine di riportare il cliente e le sue esigenze al centro della propria offerta commerciale. Un dietro-front destinato a non restare unico alla luce di un mercato che per il 43 e nove per cento è dominato dalle propulsioni ibride. Nonostante la crescita del mercato, il momento per i costruttori europei si conferma difficile e non può certo essere una consolazione il fatto che anche i costruttori cinesi siano alle prese non poche difficoltà.
In primis quella indotta da una sovraproduzione di auto che ha spinto i listini al ribasso fino al punto di vendere sottocosto pur di vendere. Una guerra interna che rischia di far fallire i costruttori che non dispongono delle economie di scala necessarie per reggere la corsa ai prezzi stracciati e che in tempi recenti il Governo ha deciso di arginare vietando le vendite a prezzi inferiori a quelli di produzione.
Resta però il problema di fondo, quella sovraproduzione che non trova sbocco nell’export e non può neanche essere assorbita da un mercato interno povero, reso tale proprio dalle basse retribuzioni della manodopera, e che quindi vede come un lusso anche la più scassata delle utilitarie. Come si recita nell’opera teatrale “Aristodemo” di Vincenzo Monti “Se Atene piange sparta non ride”, battuta teatrale che ben sintetizza il clima commerciale e produttivo attualmente gravante su tutto il Mondo dell’auto.
Titolo: Auto: immatricolazioni inferiori alle aspettative
Autore: Furio Oldani