La Cina ha imposto nuovi vincoli all’esportazione di materiali e tecnologie legate ai materiali catodici, quelli che servono per costruire le batterie delle auto elettriche. Una manovra protezionistica spacciata quale necessità tesa a garantire uno sviluppo sostenibile del settore

Anni fa la piena e totale apertura alle aziende occidentali che volevano costruire in loco. Poi un loro lento ma costante allontanamento dopo averne carpito le tecnologie e imitato le produzioni, avviando quella crescita industriale che oggi inquadra la Cina quale primo “fornitore” del Mondo. Una posizione che sta mettendo in crisi diverse economie e filiere occidentali e che la Cina intende difendere anche applicando restrizioni sulle proprie esportazioni di prodotti e le materie prime ritenuti strategici per le industrie occidentali. Ultima mossa in tal senso quella di limitare pesantemente le esportazioni delle tecnologie legate ai materiali catodici necessari per costruire le batterie per le auto, ambito in cui la Cina vanta una vera e propria leadership.
La nuova restrizione arriva dopo che Pechino aveva già introdotto una lunga procedura burocratica per l’esportazione di sette tipi di terre rare e dei magneti che ne derivano, mossa che aveva comportato notevoli disagi alle aziende occidentali e giapponesi che producono vetture, ma anche robot e altri dispositivi avanzati che richiedono motori elettrici. Il Governo ha ora inserito anche le tecnologie di preparazione dei materiali catodici per batterie nella lista delle esportazioni soggette a controllo, decisione che impatta in particolare sugli accumulatori al litio-ferro-fosfato, in sigla “Lfp”, e quelli al litio-manganese-ferro-fosfato, in sigla “Lmfp”.

Colpiti però tutte le batterie basate su materiali fosfatici e quindi, in generale, tutte le batterie per auto. Il provvedimento varato dal Ministero del Commercio e impone alle aziende interessate di chiedere un’autorizzazione specifica per esportare tecnologie correlate alla preparazione dei catodi. L’occasione il Ministero ha anche aggiornato il “Catalogue of Technologies Prohibited and Restricted from Export from China” includendo anche nuove limitazioni per le tecnologie metallurgiche non ferrose inserendo anche la produzione di carbonato di litio e idrossido di litio da spodumene, un silicato di litio e alluminio, la preparazione di litio metallico e leghe, l’estrazione di litio da salamoie e la purificazione di liquidi contenenti litio.
Modificati pure i criteri per l’estrazione del gallio. Ne deriva che le tecnologie oggetto di limitazioni sono ora soggette a licenze preventive in caso di esportazione. Va ricordato che la Cina è leader assoluto nella tecnologia “Lfp”, oggi guardata con simpatia dai costruttori europei in quanto economicamente più competitiva rispetto alla tecnologia nichel-cromo-manganese, in sigla “Nmc” nonostante quest’ultima sia caratterizzate da una maggiore densità energetica. Due gli obiettivi della decisione cinese col primo legato alla volontà di rispondere concretamente alla guerra commerciale con gli Stati Uniti innescata da dazi voluti da Donald Trump. Vero è però che con questa mossa, Pechino intende anche rafforzare il controllo su una delle tecnologie chiave per quella transizione elettrica globale cui mirano le fisime ambientalistiche europee.
Titolo: Esportazioni di materiali e tecnologie per batterie, da Pechino nuovi vincoli
Autore: Redazione